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Storia di Santa Sofia |
A
quanto scritto dal fu Mons. don Matteo Guida, nulla ritengo aggiungere; mi
limiterò ripetere, in parte, quello che si legge nel suo breve studio
storico-critico. Il Sirleto Guglielmo (1514-85), Cardinale Prefetto della
Biblioteca Vaticana, ritiene che S. Sofia sia di nazionalità greca, indotto a
pensare così dai nomi ellenici della madre Sofia (Sapienza) e delle tre figlie
Pistis (Fede), Elpis (Speranza), Agapis (Carità). Il Surius dice che la patria
di S. Sofia è incerta, ma è certo, però, che ella è gloria italiana. Il
Sigonio Carlo (1520-84) Storico, che cita S. Beda, ritiene che S. Sofia sia nata
a Milano. S. Sofia visse tra la fine del primo secolo e il principio del secondo
e subì il martirio con le tre figlie sotto l'imperatore Adriano (76-138) e il
Pontefice Alessandro I (105-116). Se non si può precisare la città di origine,
si può affermare con certezza che morì a Roma. Nel fiore della giovinezza,
caratterizzata da tanta affascinante bontà, Sofia, forse per appagare il
desiderio dei parenti, che la volevano affidata ad un compagno di vita, sposò
Filandro, giovane e ricco senatore, come sulla autorità di S. Beda, attesta il
Sigonio. Dal suo matrimonio nacquero tre figlie, alle quali furono dati i nomi
di Fede, Speranza e Carità. Ciò non deve destare meraviglia, se i cristiani
dei primi secoli amavano prendere, nel Battesimo, un agnonem che avesse
significato mistico. Abbiamo così i nomi di Lucina (Pomponia Grecina) di
Redemptus, Renatus, Renovatus, ecc. Dopo pochi anni di matrimonio, morì
Filandro, del quale, a ragione, si deve ritenere che avesse abbracciata la fede
cristiana, perché la sposa, che viveva le virtù raccomandate dal Libro dei
Proverbi della Scrittura, si interessò della sua salvezza eterna.
S.
Sofia e le sue tre figlie martiri
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Morto
il marito, S. Sofia decise di lasciare Milano. Ricchissima qual'era,
distribuì ai poveri le sue ricchezze e partì per Roma. Campo del suo
lavoro fu il servizio agli eroici confessori della fede cristiana, con
l'assidua visita alle prigioni, dove moltissimi erano rinchiusi. Tale
sua condotta non sfuggì all'occhio dell'imperatore Adriano, il quale
volle davanti al suo tribuntale madre e figlie. Non le prese il timore,
ma impavide, la madre prima e le tre figlie dopo, professarono la fede
nel Cristo Salvatore, disposte a sopportare qualunque supplizio, non
rinnegarono la fede ricevuta nel Battesimo. Alle promesse lusinghiere
come alle minacce del giudice, dettero prova di nulla temere, desiderose
soltanto di ricevere il Battesimo di sangue, che è il martirio. La
madre venne denudata e fustigata crudelmente, dopo che le fu impresso
sulla fronte il marchio dell'infamia. |
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Allontanata
la madre, il tiranno interrogò separatamente le tre figlie, sperando di poterle
far deviare dalla religione di Cristo. Tutto egli adoprò, con le buone e le
tristi maniere, ma inutilmente. Furente di rabbia, le affidò ai suoi giudici,
perché venissero severamente punite, anche con la morte.
Prima Fede, poi Speranza e in ultimo Carità furono sottoposte a inauditi
tormenti e poi decapitate. Morte le
figlie, che ne fu di Sofia? Qui è il caso di ripetere: «Varii varia dicunt»
vi sono cioè diversi pareri. Secondo alcuni Acta Martyrum di origine orientale,
non storici, S. Sofia, vedova cristiana, fu martirizzata a Roma, nel 2° secolo,
sulla tomba delle figlie Fede, Speranza e Carità, anch'esse martiri. (Diz.
Enciclopedico Sansoni). Fra Lorenzo Surio, il martirologio Galliano e il
menelogio Sirleziano dicono che S. Sofia, tre giorni dopo, mentre pregava sulla
tomba delle figlie, rese la sua anima a Dio. Il Baronio negli Annali della
Chiesa, scrive che la morte avvenne due mesi dopo.
Sofia fu deposta nello stesso sepolcro delle figlie, il cui martirio si
pensa avvenuto nel mese di agosto. Di
questo parere è lo scrittore Piero Bargellini. Il martirologio romano fa
menzione di S. Sofia e delle sue tre figlie il giorno 30 settembre. È stato
detto che il corpo di S. Sofia fu deposto nello stesso sepolcro delle figlie, ma
dove era il sepolcro? I documenti agiografici consultati hanno permesso di porre
con certezza sulla via Aurelia la
sepoltura di S. Sofia e delle sue tre figlie, martirizzate al tempo
dell'imperatore Adriano; detto sepolcro fu venerato dai fedeli fin dal VI e VII
secolo. Si
parla anche di queste sante martiri nel martirologio di Adone, come anche più
tardi in quello di Usuardo. Quella tomba, però, era onorata a Roma, molto tempo
prima, perché l'lndex Oleorum di Monza (sec. VI) e l'Itinerario di Salisburgo (VII
sec.) comprovano che fra quelle tombe, nelle Catecombe, davanti alle quali si
faceva ardere l'olio e che erano visitate dai fedeli, vi era anche la tomba di
S. Sofia e delle sue tre figlie. Il Baronio (1538-1607) assicura che ai suoi
tempi non si era perduto il ricordo di un monumento innalzato sulla via Aurelia
a S. Sofia, madre delle tre vergini e martiri Fede, Speranza e Carità. Dove si
trovano oggi i resti mortali di S.
Sofia e delle sue tre figlie? Il corpo di S. Sofia, in un primo tempo, fu
trasferito dalla via Aurelia nella chiesa di S. Giulia in Brescia. La regina
Ansa, moglie di Desiderio, ultimo re dei Longobardi, volle arricchire il
monastero di S. Giulia, dove erano le monache benedettine (monastero che era
stato fondato da lei e dal suo reale consorte) e donò al detto monastero il
corpo della santa. Soppresso il monastero di S. Giulia, al tempo della
rivoluzione francese, il corpo di S. Sofia, come quello di S. Giulia e di altri
santi, passò dalla detta chiesa in quella di S. Agata, nella stessa città di
Brescia. Il 3 aprile 1799, per interessamento del Canonico Maladori di Virle
Treponti e degli altolocati Virlesi, il vescovo permise che l'urna contenente il
corpo della santa, dalla chiesa di S. Agata venisse trasferito a Virle.
L'avvenimento memorabile riempì di gioia tutta la cittadinanza Virlese.
Gli atti di concessione, di traslazione e di autenticità si conservano
nell'archivio parrocchiale di Virle, mentre l'originale del menelogio Sirleziano
che parla, come è stato detto, di S. Sofia e delle sue tre figlie, si trova
nella biblioteca Marcelliana di Chiari. I sacri avanzi di Fede e di Speranza
furono portati in Francia in casse di argento, e prima della rivoluzione
dell'89, erano conservati a Notre Dame de Visau, nella Diocesi di Cahors. Il
corpo di S. Agape (Carità) si trova intero nella Prepositurale di Chiari, di
cui è Patrona.