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Alle falde del monte
Bulgheria, di frassini e lentischi
verdeggiante, nel manto variopinto delle piante, ponesti il trono tuo, santa Sofia.
In
detta chiesa, sfavillante in viso, tutti
ci miri, in una alle figliole; parve
fanciulle, come tre viole, per amore di Gesù furono uccise.
O schiavo di stravizi empio Adriano (*) cui
il sangue nero uscì dal gonfio petto, piombasti
nell'abisso dal tuo letto, fissando il glauco mare nel Baiano.
Maestosa dinanzi al tuo cospetto stette la madre con le tre figliole. « Non ti serviamo-disser-Dio non vuole, morte, saremo grandi a tuo dispetto.
Morì il tiranno, tramontò l'impero, tutta sepolta fu la sua grandezza. Restò,
Sofia, sol la tua bellezza, ancora ammira e guarda il mondo
intero.
« Inclita Madre, nostra Protettrice, guarda, benigna, la Poderiana gente, reggine il polso, illumina la mente, chi prega ascolta, perdona chi mal dice.
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In un terreno, detto ognor "Pantrato" ricco di ulivi e pratoline un manto, formante, in primavera, dolce incanto, s'innalza il caro tempio a Te sacrato.
Distruggitore
edace delle cose che
tutto fa passare nell'oblio, e il
buono e il bello alterna con il rio, il
tempo al tuo splendor riguardo pose.
Nella pozza di vino
scivolasti, empio
tiranno! Non fu mano pia che
ti raccolse; ti si aprì la via della vergogna a cui t'abbandonasti.
Dinanzi alla dea Venere edonista, furo sgozzate, non emiser pianto. le sorreggesti, o mamma, che bel vanto! Fame tre sante in Roma sì egoista.
A te guardare i secoli
futuri, perché da Te sperarono salvezza; l'età matura, guardò la giovinezza, nei tempi tristi e d'ignoranza oscuri.
Consola, infine, i tanti pellegrini, a Te venienti nel ridente maggio; corrono a Te, infondi lor coraggio, aiuta tutti grandi e piccolini.
ANGELO DEL DUCA |
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(*) Vittima di sbocchi di sangue, si fece portare alle rive di Baia. In una calda sera di luglio del 138, dopo aver mangiato e bevuto senza misura,
per ammasso di sangue al cervello, scivolò dal tetto a terra, e, vomitando cibo e vino, finì in una pozza di umori marcidi e ributtanti.